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Etimologia del nome
Il nome antico di Jesolo era Equilium (dal latino equus o dal venetico ekvo), cioè città dei cavalli. Il nome richiama l’allevamento del cavallo per il quali erano celebrati i Paleoveneti.
Il nome attuale di Jesolo deriva probabilmente da una serie di errori di trascrizione di quello più antico (Equilo, Esulo, Lesulo, Jexulo, Jexollo, Jesolum).
Il nome corretto è Jesolo, ma l’amministrazione pubblica italiana spesso si riferisce a questo comune col nome di “Iesolo”. La società che pubblica gli elenchi telefonici (pagine bianche) tratta i due nomi come equivalenti.
Il territorio si estende lungo la costa veneziana, su un territorio pianeggiante che si affaccia sul mar Adriatico ed è orlato dalla laguna di Jesolo (22 kmq), dai fiumi Sile e Piave, e alle foci di questo dall’antistante laguna del Mort, e dall’Adriatico. La valle di Dragojesolo è, insieme a quella di Grassabò, la più estesa della laguna Nord. La fascia costiera è bassa e sabbiosa.
La stragrande maggioranza delle aree urbanizzate della città, si trovano su una sorta di “isola”, delimitata dai fiumi Piave (ad est), Sile (ad ovest) e dal canale artificiale Cavetta.
La zona più elevata è quella nota come “Monte Lepre” che si eleva a circa 10 m s.l.m.: fa parte della città ed è limitata dal mare a sud e da via Martin Luther King a nord.
Storia
L’attuale territorio del comune era nell’antichità una laguna, all’interno della quale sorgevano alcune piccole isole, delle quali quella chiamata dai romani Equilium era la maggiore. Il sito era abitato da popolazioni paleovenete, famose per l’allevamento dei cavalli. Le popolazioni locali furono alleate di Roma contro la minaccia costituita dai Galli e permisero ai romani di stabilirsi pacificamente nell’odierno Veneto. I romani colonizzarono dunque queste terre, costruendo strade, ponti e villaggi; sistemarono il territorio coltivabile procedendo alla centuriazione (divisione in lotti) ed attuarono i primi lavori di bonifica e contenimento delle acque.
Con il crollo dell’impero sopraggiunse l’insicurezza: le scorrerie degli invasori barbarici scacciarono gli abitanti dalle pianure, costringendoli a rifugiarsi nelle lagune: in particolare, gli abitanti di Oderzo fondarono Eraclea sull’isola di Melidissa e Jesolo sull’isola di Equilio.
Grazie alla sua particolare posizione, Jesolo si trovò ad essere al centro dei commerci marittimi dell’area nord-adriatica: protetta dalla laguna, poté svilupparsi indisturbata e fu sede della scomparsa diocesi di Equilio. Una tragica piena del Sile e l’arrivo dei Franchi provocarono il decadimento del fiorente porto di Jesolo: nel 1466 la diocesi fu soppressa e alla fine del secolo la città era ridotta a pochi casolari semi disabitati; Per ovviare alla mancanza di chiese, il patrizio veneziano Soranzo fece costruire, a proprie spese e su terre di proprietà familiare, una chiesa, poi dedicata a San Giovanni Battista ed eretta a parrocchia.
Attorno alla nuova chiesa si costituì il villaggio di Cavazuccherina e per favorire l’abitabilità della zona, la Repubblica di Venezia attuò vari interventi di diversione fluviale, miranti principalmente ad allontanare i fiumi Piave e Sile. Cavazuccherina sopravvisse per alcuni secoli, e divenne comune autonomo solo all’avvento di Napoleone (22 dicembre 1807). Cacciato Napoleone, gli Austriaci costituirono un consorzio per favorire il miglioramento dei territori lagunari, ormai ridotti a palude (”Consorzio Passarella”).
L’annessione al Regno d’Italia non migliorò la situazione preesistente. Durante la prima guerra mondiale la popolazione di Cavazuccherina fu costretta ad evacuare. Mentre gli Italiani allagavano la zona di Caposile, verso le foci del Piave, gli Austriaci presidiavano il territorio paludoso, dove la malaria e la spagnola (febbre di origine virale), mietevano vittime.
Nel primo dopoguerra ripresero i lavori di bonifica, che furono predisposti dai “Consorzi di Bonifica del Basso Piave”. La “Grande Bonifica” fu realizzata tra il 1920 ed il 1930: furono introdotte le coltivazioni di frumento, granoturco e barbabietola da zucchero, alle quali si aggiunsero le piantagioni di alberi da frutto ed i vigneti.
Il 28 agosto 1930 il comune fu rinominato con l’antico nome di Jesolo e dal 1936 le località di “Marina Bassa” e di “Spiaggia” furono denominate “Lido di Jesolo”.
La rinascita agricola coincise con la “riscoperta” di Jesolo: nacquero i primi stabilimenti per le cure elioterapiche. Risalgono agli anni Trenta i primi alberghi ed i primi ristoranti: lo sviluppo segnò una battuta d’arresto con lo scoppio della seconda Guerra Mondiale ma, tornata la pace, la ripresa partì a ritmo sempre più veloce.
Jesolo Lido ha ospitato negli anni Ottanta, in una struttura della Croce Rossa Italiana un centinaio cittadini polacchi che avevano richiesto asilo politico e negli anni Novanta circa 1400 profughi provenienti dalla ex-Jugoslavia.
Età contemporanea
A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, l’amministrazione comunale, ha lanciato un’ambizioso programma di rilancio urbanistico, comunemente noto come “Master Plan”, realizzato da Kenzo Tange.
A partire dal 2000 molti alberghi sono stati riconvertiti in residence e moltissime aree, prima ad uso agricolo, sono state convertite ad uso residenziale, permettendo cosi la costruzione di decine di nuove strutture ricettive a bassa densità (villaggi turistici), o in in alcuni casi ad alta densità, con una verticalizzazione degli edifici (”torri”) senza precedenti nelle altre località del Veneto.
Tra i progetti più ambiziosi sono da segnalare il campo da golf a 18 buche, la nuova grande darsena turistica e la “città della musica”, un enorme complesso edilizio comprendente discoteche e ristoranti).
Se tutti i progetti attualmente approvati (o di prossima approvazione) vedranno la luce, il territorio comunale nelle aree immediatamente adiacenti alla costa, cambierà radicalmente immagine, principalmente a causa della costruzione di nuovi edifici. Se da un lato, vengono edificate strutture residenziali turistiche sotto forma di “piccoli villaggi indipendenti”, dall’altro, le concessioni comunali hanno dato la possibilità ad investitori esterni di costruire svariate strutture ad alta densità secondo il concetto architettonico di “torre”. Sulla base di questo, Jesolo Lido, si avvia ad una “verticalizzazione” degli edifici che, almeno in Veneto, non ha precedenti in nessun’altra località. Tra i progetti attualmente in fase di realizzazione vi sono:
* Aquileia Tower (22 piani);
* Torri di Piazza Drago (due torri di 21 piani ciascuna);
* Jesolo Lido Tower (24 piani, in attesa approvazione);
* Jesolo Lido Condominium (due torri di 14 piani ciascuna, in attesa approvazione);
* Casa Nel Parco (18 piani);
* Il Veliero (9 piani);
* Bafile 360 (10 piani);
* Termini Beach Hotel (8 piani)
Lo skyline cittadino vede già la presenza di altre strutture verticali adiacenti alla costa, già a partire dalla fine degli anni Settanta, con quattro palazzi di altezza superiore ai 10 piani, tre residences ed un hotel alti rispettivamente 16, 15, 16 e 10 piani.
Economia
L’economia di Jesolo si basa soprattutto sul turismo, con un’abbondante offerta di strutture ricettive di vario tipo e numerose occasioni di svago. Jesolo è nota come località balneare e per essere la prima città italiana per l’estensione della sua spiaggia (approssimativamente 15 km)[citazione necessaria], posta fra quelle di Eracleamare (frazione di Eraclea) e di Cavallino-Treporti.
All’apice della sua vita turistica, Jesolo ha ospitato flussi di turisti in misura di circa 6 milioni all’anno. Negli ultimi anni, a causa della concorrenza di nuove località, i flussi turistici si sono attestati a circa 4,5 milioni all’anno. Benché la sua popolazione stabile ammonti a soli 23.465 abitanti, durante l’estate Jesolo può raggiungere una popolazione giornaliera di quasi 500.000 abitanti tra turisti alloggiati nelle strutture ricettive e pendolari[citazione necessaria].
Negli ultimi venti anni del XX secolo la cittadina ha conosciuto una progressiva crescita anche nel settore dei servizi: grazie alla spinta trainante del settore turistico, sono sorte molte aziende legate alle forniture alberghiere, della ristorazione, di costruzione ed in generale servizi commerciali legati alle diverse realtà economiche presenti nel territorio.
In piccola misura è presente nell’entroterra comunale una variegata realtà agricola, che nel corso degli anni ha però perso d’importanza.